IS FESTAS SARDAS COMMENTE SPRIGU DE SA SOCIETADE
Progetto editoriale realizzato grazie al sostegno della Regione Autonoma della Sardegna nell’ambito del programma Imprentas 2025/2026 (L.R. 22/2018, art.22)
La nona puntata della trasmissione prosegue l’esplorazione dell’universo etnografico e rituale della Sardegna, concentrandosi sulle maschere e sui riti arcaici del Carnevale barbaricino tra i Comuni di Sarule, Orotelli, Gavoi e Lula.
- Sarule e il rito di Mamuthones e Issohadores: Nel territorio di Sarule (in Barbagia di Ollolai, legato alla patrona della Vergine Assunta), la puntata approfondisce la solenne processione danzata di Mamuthones e Issohadores. I Mamuthones, con la maschera nera in legno (visera), pelli scure e pesanti campanacci sulla schiena, muovono a ritmo cadenzato; gli Issohadores, in giubbetto rosso e maschera bianca, guidano il corteo e lanciano la fune (soga) verso gli spettatori in segno di auspicio e fertilità. La tradizione unisce complessi significati etno-archeologici legati al ciclo agrario, alla propiziazione della terra o a rievocazioni storiche.
- Orotelli e Sos Thurpos: A Orotelli (patrono San Giovanni Battista), l’attenzione si focalizza su Sos Thurpos (“i ciechi”), maschere rappresentative del lavoro agropastorale ripristinate negli anni ’70 grazie agli studi di Raffaello Marchi. Vestiti con il pesante gabbano di orbace nero, il volto intriso di fuliggine e i sonagli di bronzo, i Thurpos mettono in scena la vita dei campi mimando la coppia di buoi al giogo e il seminatore, catturando goliardicamente i passanti per offrire loro da bere.
- Gavoi e i Tumbarinos: Nel centro di Gavoi, oltre al culto per San Giovanni e la Madonna d’Itria, il Carnevale è scandito dal ritmo travolgente dei Tumbarinos. Il Giovedì Grasso (Jobia Lardaiola) la comunità si raduna in piazza al suono martellante di tamburi artigianali in pelle di capra, triangoli e pifferi, chiudendo la festa il Martedì Grasso con il rogo del pupazzo Zizzarone.
- Lula e Su Battilleddu: A Lula, centro ai piedi del Monte Albo noto per il santuario di San Francesco, si conserva uno dei riti carnevaleschi più drammatici dell’isola: Su Battilleddu. Coperto di pelli, con il volto imbrattato di sangue e fuliggine e il capo sormontato da corna caprine, la maschera impersona la vittima di un arcaico rito dionisiaco di morte e rinascita vegetale, fustigata e ridestata per propiziare la rigenerazione della natura.
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