IS FESTAS SARDAS COMMENTE SPRIGU DE SA SOCIETADE

Progetto editoriale realizzato grazie al sostegno della Regione Autonoma della Sardegna nell’ambito del programma Imprentas 2025/2026 (L.R. 22/2018, art.22)

La decima puntata prosegue il viaggio nell’universo etnografico e rituale della Sardegna, esplorando i carnevali atipici e le maschere tradizionali della Barbagia e del Barigadu nei Comuni di Ovodda, Lodine, Samugheo e Ula Tirso.

  • Ovodda ( Su Mercuris de Chinis ): Si distingue per il celebre e dissacrante Carnevale festeggiato il Mercoledì delle Ceneri. Il personaggio centrale è Don Conte, un fantoccio macabro ed ermafrodito con uno scheletro in ossa d’animale. La comunità e i partecipanti (Sos Intintos), con i volti anneriti dalla fuliggine e vestiti di pelli, accompagnano il fantoccio tra canti, balli e offerte di cibo e vino, fino alla condanna, al rogo serale e alla dispersione delle ceneri come rito di purificazione.
  • Lodine ( S’Arrasare L’odinesu ): Propone un carnevale singolare incentrato su Ziommo (o Maimmone), un pupazzo di paglia con maschera di legno o sughero[6]. Il corteo è animato dalle fiudasa (uomini travestiti da vedove a lutto) che intonano improvvisazioni poetiche e lamenti satirici, e da maschere tradizionali accompagnate dal suono di triangoli, tamburi e pifferi (piolu), culminando con il rogo e la festa della Pentolaccia.
  • Samugheo: Nel cuore del Barigadu, la tradizione è segnata dalla maschera dei Mamutzones, legata a favorevoli auspici agricoli e caratterizzata dal copricapo di sughero con corna caprine (casidu) e dai campanacci. Ad essa si affianca la figura ironica di Minchilleo, maschera grottesca in abiti chiari che sfila tra la folla offrendo vino e recitando versi estemporanei.
  • Ula Tirso: Borgo affacciato sul fiume Tirso, noto per le devozioni a Sant’Andrea e Santa Maria Maddalena e per i riti di Sant’Isidoro e della Settimana Santa, preserva la drammatica figura di Su Surtzu (o S’Urtzu). Rappresentazione della forza selvatica ricoperta di pelli di capra, la maschera viene domata e battuta da Sos Bardianos e dai domatori, in una messinscena simbolica della morte e rinascita della natura

(rivedi le atre edizioni qui)

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