IS FESTAS SARDAS COMMENTE SPRIGU DE SA SOCIETADE

Progetto editoriale realizzato grazie al sostegno della Regione Autonoma della Sardegna nell’ambito del programma Imprentas 2025/2026 (L.R. 22/2018, art.22)

La sesta puntata approfondisce alcune tra le manifestazioni e i riti comunitari più celebri della Sardegna, unendo grandi devozioni popolari, rievocazioni storiche e radicate tradizioni locali.

I temi e gli eventi principali trattati nell’episodio includono:

  • La Festa del Redentore a Nuoro: Nata per celebrare il Giubileo del 1900 indetto da Papa Leone XIII, la ricorrenza è legata all’imponente statua bronzea del Gesù Redentore, opera dello scultore Vincenzo Jerace collocata sul Monte Ortobene nel 1901. Oltre al pellegrinaggio religioso del 29 agosto verso la cattedrale e la cima del monte, la festa ospita un grande festival del folklore regionale con sfilate in abito tradizionale, maschere etniche, canti a tenore e balli accompagnati da launeddas e organetti.
  • L’Ardia e i riti di protezione: L’episodio esplora il significato di S’Ardia (dalla radice che richiama la guardia e la custodia). L’esempio più noto è la spericolata S’Ardia di San Costantino a Sedilo, corsa a cavallo guidata da tre “bandiere” e scortata dai cavalieri, che simboleggia la vittoria dell’imperatore Costantino e del cristianesimo sul paganesimo. Viene menzionata anche la versione dell’Ardia a piedi.
  • Santa Greca a Decimomannu: Viene ripercorsa la storia del culto, legata alla scoperta nel 1618 (sotto l’arcivescovo Francisco de Esquivel) di un’epigrafe paleocristiana e delle reliquie di una giovane martire del IV secolo (morta nel 304 d.C. sotto Diocleziano). La solenne Festa Manna di settembre unisce la devozione religiosa a un’antica e partecipata fiera rurale.
  • Pellegrinaggi e trasporti devozionali: In chiusura viene rievocata l’evoluzione dei pellegrinaggi a partire da fine Ottocento con l’arrivo del treno (1894) e la prima festa della Madonna del Carmine nel 1920, caratterizzata dalle statue in cartapesta modellate dal celebre artigiano leccese Luigi Guacci e trasportate fino ai santuari dell’interno.

 

(rivedi le atre edizioni qui)

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