IS FESTAS SARDAS COMMENTE SPRIGU DE SA SOCIETADE
Progetto editoriale realizzato grazie al sostegno della Regione Autonoma della Sardegna nell’ambito del programma Imprentas 2025/2026 (L.R. 22/2018, art.22)
La tredicesima puntata conclude il ciclo della trasmissione esplorando il patrimonio storico, etno-religioso e carnevalesco del Medio Campidano, focalizzandosi sui Comuni di Guspini, San Gavino Monreale e Gonnosfanadiga.
L’episodio prende avvio da Guspini:
- Storia e devozione: territorio legato alle antiche miniere di Montevecchio e al castello giudicale di Arcuentu. Le principali feste religiose includono la Festa Manna di Santa Maria di Malta (metà agosto), San Nicolò di Bari, Sant’Isidoro e San Giorgio.
- Il Carnevale guspinese: caratterizzato dall’originale figura de Sa Cambarinna, tipica maschera sui trampoli (trampolieris) dal volto bicolore, diviso tra una metà buona e una cattiva. La sfilata di carri goliardici e gruppi ironici (come Is Trummotas) si è evoluta dagli anni ’60 in un vivace appuntamento comunitario.
La trasmissione si sposta poi a San Gavino Monreale ( Sant’Engiu ):
- Radici storiche e monumenti: borgo ricco di storia giudicale legato alla reggia-castello di Monreale e alle figure di Ugone, Beatrice ed Eleonora d’Arborea. Tra i luoghi di culto spiccano la chiesa romanico-gotica di San Gavino Martire (custode dei rilievi trecenteschi dei giudici d’Arborea) e la chiesa di Santa Chiara.
- Il Carnevale Santengese: riconosciuto come uno dei più imponenti carnevali allegorici della Sardegna. Nato oltre 40 anni fa come festa spontanea di paese, si è trasformato in un grande evento regionale con spettacolari carri allegorici in cartapesta realizzati da storiche maestranze locali, accompagnati dal tradizionale simbolo de Su Baballotti.
Infine, l’episodio fa tappa a Gonnosfanadiga:
- Patrimonio e feste religiose: territorio noto per la Tomba dei Giganti di San Cosimo e la devozione a Santa Barbara (patrona, 4 dicembre). L’evento più importante è la solenne Festa della Madonna della Salute (istituita nel 1840), caratterizzata da una grandiosa processione con carri a buoi finemente addobbati (traccas), offerte della terra e gruppi folkloristici in abito tradizionale campidanese.
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